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Talvolta mani bianche superano il limite tra l'humus del regno della Terra e l'oscurità di quello del Sangue. Flebili lamenti provengono da questo, e richiamano attraverso la violenza e la perversione i piccoli occhi delle loro vittime. La loro mente, come colpita da uno schizzo di fango si ottenebra, e non comprendendo affonda, appesantita sempre più nell'intimo dal male.
La sig.na Morte si agitava convulsamente, invisibile agli occhi di coloro che non l'avevano ancora conosciuta o era apparsa loro prima della nascita. Morte rideva, mentre gli altri piangevano! E da dietro le spalle dell'amico guardava la sua prossima vittima, che in un certo senso se ne accorgeva. Sempre.
Morte sapeva che il maggior divertimento proviene dal torturare i mortali, e non dal prenderli a sé. Dal lasciar credere loro che la vita abbia un senso e poi mostrare poco a poco la verità. La Miss camminava sempre con il suo vestitino rosa, come una bambina ansiosa di mostrare a tutti le sue nuove scarpette, e chissà perché tutti la dipingevano come una megera o, peggio ancora, un ossuto sudario, un antico essere senza tempo i cui occhi erano solo vaque fessure, abissali.
Talvolta spaziando con la mente al passato cerco di capire se le passioni che ho si siano comportate come un'onda quando il mare se le riprende: cioè, in pratica, se si stiano ritirando dopo aver scatenato il massimo danno. Oggi mi sono ributtato in mezzo ad un mondo in cui non mi calavo da tempo. Mi sono sentito estraneo, ma speranzoso di riuscire a ritornarvi. Per ora, però, sono ancora sperduo. Ero in un gruppo ma ero solo. Solo con me stesso.
Dal sito de "La Repubblica" SAN FRANCISCO - La morte in diretta. Filmata dalle telecamere e pronta ad essere vista e rivista. E' palpabile l'imbarazzo dell'Autorità che gestisce il Golden Gate a San Francisco. Piazzate sul ponte simbolo della città, alcune telecamere hanno ripreso, per tutto il 2004, 19 suicidi e altri tentativi andati a vuoto. E adesso, il regista Eric Steel annuncia l'intenzione di trasformare le riprese in un film "sulla crisi dell'animo umano". Un progetto che sconcerta l'Autorità del ponte che pensava di aver dato il via libera ad un documentario sulle bellezze della struttura.
La storia comincia un anno fa. Eric Steel e la sua troupe si presentano davanti all'Autorità. "Vorremmo fare un film sul ponte. Sarà il primo di una serie di documentari sui grandi monumenti, tipo la statua della Libertà e l'arco di St.Louis" spiega Steel. L'Autorità del ponte dà il via libera e le telecamere entrano in funzione. Ad un anno di distanza la doccia fredda. Steel manda una mail dove spiega le sue intenzioni. Parla dei suicidi ripresi e annuncia il suo progetto: "Voglio fare un documentario sulla crisi dell'animo umano e far vedere gli angoli più nascosti della mente e parlare del suicidio nelle sue diverse forme". La reazione dell'Autorità del ponte è furente: "E' una cosa da brividi, quell'uomo è stato ambiguo, non ci ha svelato le sue reali intenzioni".
Come se non bastasse, le parole di Steel sembrano gettare alcune ombre sui livelli di sicurezza del ponte. "Non so se ve ne siete accorti - dice Steel - ma in alcuni casi siamo stato io e la mia troupe a lanciare l'allarme sui tentati suicidi". Con buona pace della sorveglianza. Steel, dopo aver intervistato i familiari di alcuni suicidi e i loro medici, chiede il permesso di parlare con i lavoratori del ponte e con gli addetti alla sorveglianza. Una richiesta che, fino ad ora, l'Autorità del ponte, ha messo nel congelatore: "Stiamo valutando, ma visti i precedenti, ci chiediamo in che altro modo potrebbe mistificare la situazione. Che altro vuol filmare? I livelli di sicurezza? Le zone nascoste del ponte?" dice il portavoce. Che insinua un altro rischio. Quello che il documentario possa fare da calamita e attirare, verso il ponte, molti altri aspiranti suicidi.
E' terribile non avere fegato. E lamentarsene.
Oggi entro anch'io nella blogsfera, anche se effettivamente avevo aperto questa parentesi tempo fa su un altro sito.
Chissà perché voglio mostrare di me quella parte che dovrebbe rimanere nascosta. Ma dopotutto per questo mi sento un ombroso cavaliere.