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Talvolta vorrei aprire porte che dovrebbero invece restare chiuse.
Dopo la 'cola' islamica, che esiste in almeno due versioni, la Mecca Cola e la Zamzam, arriva un'altra variazione della celebre bevanda. Con un nome che certo suona un po' polemico nei confronti della Cola più famosa, quella di Atlanta, e cioè la "El Che Cola", prodotta nel Sud della Francia.
Due volte meno zuccherata, senza ogm e con un gusto meno aggressivo dell'originale, la bibita appare come un omaggio a Che Guevara: infatti sull'etichetta c'è la scritta, in spagnolo, 'Revolucion', e sotto compare la famosa effige del rivoluzionario argentino, quella strappata dall'obiettivo di Alberto Diaz Korda nel marzo 1960 all'Avana e da allora consegnata alla storia ed impressa in t-shirt e bandiere.
"Ma non c' è niente di strettamente politico in questa operazione - spiega Cherif Hacini, 41 anni, direttore della giovane impresa marsigliese, che ha creato e prodotto la bibita - il riferimento è a Che Guevara come figura emblematica di una persona che ha lottato contro le disuguaglianze e per un mondo più giusto". E' la prima volta, assicura Hacini, che compare su una bottiglia la famosa immagine del Che.
La società di Hacini - "El Che Cola", appunto - si è impegnata a versare il 50% degli utili netti a favore di organizzazioni non governative e associazioni umanitarie che lottano contro la fame nel mondo, soprattutto in Africa.
"El Che Cola" è una società di sette persone, nata da poco tempo. Ci sono voluti due mesi per studiare la bibita, immaginata da Josè Ferreira - uno dei sette - per crearne il gusto particolare in un laboratorio della Danimarca e affidarne la produzione a un'azienda della zona industriale di Nizza.
La produzione è cominciata nel giugno scorso. Dalla fabbrica escono 20.000 bottiglie al giorno di El Che Cola che vanno a raggiungere 150 punti vendita - bar, brasserie, ristoranti - di Marsiglia e altre città del Sud della Francia. El Che Cola costa come tutte le altre bibite.
"La bibita piace - osserva Hacini - e stiamo cercando di allargare il nostro raggio d'azione. Il nostro problema è quello di farci conoscere e di trovare dei partner. Comunque abbiamo già fatto un accordo con la grande catena di supermercati Leclerc, ed entro la fine di questo mese El Che Cola sarà nei punti vendita di Leclerc nel sud della Francia".
L'obiettivo commerciale immediato, al quale la società sta dedicando molte energie, è quello di essere presenti in tutto il paese e in particolare a Parigi: ci sono contatti in corso con dei distributori. Ma El Che Cola vuole invadere anche l' Europa.
E' una bibita rinfrescante - dicono i suoi creatori - al gusto di cola, senza alcol: sono stati selezionati rigorosamente gli ingredienti, tutti di grande qualità, naturali al 100%. El Che Cola è confezionata in bottiglie di vetro, naturalmente riciclabili.
Senza avere la pretesa di sostituire la ben più famosa Coca Cola, i produttori della nuova bevanda aspirano tuttavia a "cambiare le abitudini dei consumatori. A loro proponiamo un'alternativa, la nostra alternativa: un prodotto di qualità, due volte meno zuccherato del famoso originale".
Salve a tutti.
Volevo sentire il vostro parere su una cosa che mi è capitato di dire oggi parlando con una persona al telefono mi è uscita fuori una frase: "Non esiste nessun regno delle fate, nessun regno incantatato".
Ora non vi sto a dire il contesto della frase e il discorso in cui è uscita, ma semplicemente ora sento che a 28 anni compiuti con una semplice frase è come se avessi demolito un intero universo, quello dei sogni che dura sin da quando si prende coscienza da bambini, quel "fare ooh" che racconta la canzone... Secondo quanto credevo (alla suddetta veneranda età) ero accompagnato da un mondo di fantasia che, seppur irreale, esisteva comunque "da qualche parte". Quei sogni sul futuro e quell'ottimismo vitale che comunque riescono a spingere oltre la vita di tutti i giorni, facendo sembrare valido un mondo schifoso pieno di violenza, egoismo, morte perché da qualche parte dentro di noi esiste un mondo speculare fatto di sogni, felicità e spensieratezza.
Sinceramente è la prima volta che mi capita di dire, anche se in un momento di rabbia, una frase del genere. Oltretutto, riflettendo sulle mie ultime abitudini, ho ripensato che comunque da un certo punto (forse da poco tempo a questa parte) è come se fossi invecchiato e una parte di me fosse improvvisamente morta, divorata dalla serietà, responsabilità e dal male che ho descritto sopra e sembra avermi sopraffatto. Ho effettuato una rilettura del periodo appena precedente. Prima leggevo molto, ora qualcosa me lo impedisce. Guardavo film con la curiosità di un ragazzo, immedesimandomi nel protagonista in un trasfert che mi faceva provare le stesse sensazioni di coraggio, paura, emozione; ora semplicemente le immagini scorrono, e non mi sento più sintonizzato (tanto che due film tra i miei preferiti, come il Sesto Senso e The Frighteners mi sono passati come acqua tiepida). I giochi (argomento principe del nostro sito) non mi danno la spinta che prima mi faceva dimenticare il mondo tutto intorno.Ma la cosa più grave è che quei sogni realizzabili (o forse meno) sul futuro, e l'indirizzarsi verso la felicità (o almeno chiedersi dove trovarla) diventano candele sempre più flebili.
Come a dire: il mondo della fantasia non esiste. Ne hai la prova con quello che ti circonda. Non puoi staccarti da esso perché semplicemente ne fai parte e la materia che ti compone ti guarda, con i suoi orridi e gelatinosi occhi senza permetterti di abbandonarla a favore di qualcos'altro
Il discorso è abbastanza sconclusionato, forse uno sfogo (che non interesserà ai più) ma anche una domanda a tutti voi: Quanto considerate importanti le vostre fantasie, sia realistiche che completamente "fantasy"? Riuscireste a vivere senza? E, cosa più importante, come riprendere ciò che mi sono tolto?
Buonanotte, mondo.
Non sono più in grado di dare il giusto significato al sonno, al sogno... Il giorno inteso come parte luminosa della realtà è diventato tutto. Mi sento un'anima a noleggio. Toh, chissà in quale scatola ho lasciato lo scontrino, che da bambino avevo messo nella mia stanzetta piena di orsetti. Questi sono lì con il loro corpo di stoffa, ma la loro anima è migrata nel flusso dell'infinito da tanto tempo, cioè da quando la mia mente li ha rifiutati. Parlando con piccole creature fatate mi rendo conto di quel che sono diventato: la festa è finita, ogni cosa torni al suo posto. Spero domani di svegliarmi bambino, allodola o gabbiano.
Ogni cosa pensiero razionale, rilocazione algebrica delle sensazioni mal composte.
La notte volteggiano strani sogni ed io svolazzo in loro...
Non è corretto descriverli con delle storie: essi sono immagini multisensoriali.
Ricordo luce nella notte, tradimento, imbarazzo, euforia, stordimento, irresponsabilità, sorpresa.