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Piccole molecole di spiritualità, i pensieri e le sensazioni si muovono accanto a noi sin dai primi istanti di vita. Ogni singolo moto d'anima, di nervosismo, ogni parola d'amore o di odio che esce dalle nostre labbra ci gira intorno. Nessuna azione può esistere senza una reazione uguale e contraria. Viviamo circondati da invisibili correnti, che interagiscono con quelle del nostro vicino, con quelle di amici e nemici. Ogni tanto si colorano, si ricoprono di odori, sapori e ricordi. Non sono necessariamente correlate agli impulsi sinaptici, ma da essi si lasciano stancamente guidrare. Talvolta si impoltriscono e restano con noi, senza proferire parola. Altre volta piano piano si mescolano ed interagiscono, parole dolciamare. Formano esseri viventi, o ancora gocce di mare azzurro ed invisibile. Non muoiono mai, tuttalpiù scivolano via quando si accorgono che stiamo invecchiando, per poi staccarsi da noi completamente nel momento in cui l'ultimo pugnetto di terra ci ricopre. Formano intere città: edifici immensi ed impalpabili si snodano nelle nostre metropoli oltre lo sguardo, e ci osservano simili a gargolle metafisiche. Una di esse, la Morte, fu la prima ad essere creata. Furono i nostri progenitori che desiderarono una fine piuttosto che un inizio infinito. Nessuna via è completa senza un punto di arrivo.
Una settimana in Ciociaria. Certe volte vorrei eliminare la meccanizzazione, l'industrializzazione e rallentare il ritmo fino quasi a fermarmi. Sono stato talmente bene che non sarei mai voluto andare via. Mangiare, dormire, stare con la mia amata. Tutto così bucolico ea contatto con la natura, tanto diverso da questa cappa di smog che è la mia città. Se questa è la culla della civiltà allora preferisco l'inciviltà. Ci convincono che abbiamo bisogno di tante cose (internet, cellulari, televisione) ma le dipendenze sono difficili da eliminare.
Sto talmente rilassato che non riesco nemmeno a cominciare a lavorare, e con difficoltà riesco a premere i tasti e scrivere.
Siamo soltanto persone, il resto è optional.
Quando il quartiere cade nelle tenebre, lampioni spenti e luna che sembra osservare attraverso le ombre.
Una volante della polizia controlla dei ragazzi che, come in cerca di aiuto, ti fissano mentre ti allontani.
Mi sento un po' come il quartiere, questi giorni: i pensieri, non illuminati, agiscono di vita propria e tessono trame sempre più complesse finendo in recessi dell'anima mai scoperti prima.
Ho provato un sito, habbo, che rappresenta una chat virtuale. Gli omini, fatti in pixel-art, possono chattare e chiacchierare allegramente in ambienti che vanno dall'albergo al ristorante, alla piscina. Dopo aver incontrato quattro persone che avevano non più della metà dei miei anni (quando andava bene), me ne sono andato. Forse sono un po'vecchio per queste cose.
E, leggeri, scivolavamo dalle nuvole, volando oltre i passi di DIo anche durante le tempeste. Ridevamo felici, ingenui come bambini anche se i millenni alle nostre spalle avrebbero indicato diversamente. Era limpida impressione: le cose stavano cambiando. Sempre più fisicamente ci accorgevamo che lui/lei con i suoi dolcissimi occhi, stava diventando un'ossessione. Questa parola neanche significava nulla, per noi tutti: non sapevamo neanche quanti fossimo, e ognuno era uguale agli occhi dell'arcobaleno, che ci divideva con i suoi colori e ci univa tutti in un amore infinito. Così, pesanti, un giorno precipitammo. Per l'uomo sarebbe stato il peccato, mentre per noi soltanto un'estrema agonia, mescolata al dolore come vino al fiele. L'amore incontrastato ci divise: non amavamo più le farfalle ed il sole luminoso, l'aria tersa ma soltanto i suoi occhi. E divenimmo uomini e donne, amanti del peccato, che cercavano soltanto di rivedere per un istante i suoi occhi. E li cercavano durante la vita, incessantemente. E quando li trovavano fingevano l'amore che soltanto a lui dovevamo.
Anelavamo soltanto stringerci in volo ed amare, tutti pieni d'amore universale, l'intera opera della creazione. Ma un giorno giunse lui, mascolino nella sua femminilità, il cui spirito mutò il nostro modo di vedere le cose.
Scendendo nei fiumi, i fulmini si abbattevano su di noi vitalizzandoci , pura energia. Le tempeste divenivano le nostre impressioni, mentre nella sera del mondo la quiete e la dolce falce di luna accompagnava il nostro fanciullesco sogno
Una vita in cui la redenzione era soltanto menzogna. Ma quando, osserviamo un tramonto, la luna, ed in poesia e musica siamo immersi, per un attimo dimentichiamo i suoi occhi, gli sconvolgenti specchi sull'anima di Lucifero.