Chi sono

Tra le ombre gettai uno sguardo ed in esse vidi più luce che osservando il sole.

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La Gemma Oscura

mercoledì, 28 giugno 2006

Bluffffffffffffffffff bluuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuff

Plic plic

Pluff pluff

Plorch

Vola, attraverso il cielo. Precipita fino alle basse nuvole. Sogna ancora,  finché non ti svegli, e sbadigliando passi attraverso i sogni degli uomini, le loro aspettative e i loro ricordi.

Precipita fino alla terra. Ti troverai di nuovo viva, domani, piccola goccia.

zanadion alle 00:38 |permalink|pensieri, paradosso |
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sabato, 10 dicembre 2005

Verso l'anno mille e trenta, l'Europa fu scossa da una fortissima carestia che seguiva condizioni meteorologiche pessime. La gente, spinta dalla fame ripetuta, cominciò a mangiare di tutto: radici, farina e argilla, topi e... carne umana. Figli che mangiavano le anziane madri e madri che mangiavano i piccoli.

Riflettiamoci, la situazione non è poi tanto cambiata. Solo che i motivi sono diversi.

zanadion alle 19:03 |permalink|pensieri, paradosso |
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martedì, 08 novembre 2005

La Guerra dei Mondi è cominciata: i Senzienti hanno attraversato eoni in pochi istanti, scivolando tra le realtà per raggiungere la nostra piccola porzione di Universo.
Si sono trascinati, questi Spiriti Guerrieri fatti di Luce ed Ombra, senza mostrarsi affatto gli esseri inferiori. Costoro avrebbero potuto vederli, se avessero posseduto le Lenti Lunari, ma tale tecnologia è filtrata a noi soltanto nel mondo di Sogno.

Eppure conosciamo la loro presenza: abbiamo sempre saputo che qualcuno, senza immaginare chi, ci sarebbe comparso alle spalle. La Paura esisteva da sempre, ma nessuno aveva mai saputo darle un volto. Eppure un volto loro non lo possiedono neppure: ognuno dà a questi antichi cavalieri l'immagine che preferisce. Chi li vede come Angeli, chi come Dischi Volanti; chi li identifica con la Morte stessa, chi con l'amore della propria vita. Forse un autostoppista sul cigliio della strada, forse ancora una anziana e simpatica signora che nutre gli uccellini al parco.

Un gatto che ci fissa negli occhi.

La sensazione di sporco dopo aver detto una bugia.

Non sappiamo come verranno. Infatti essi sono già qui. E non possiamo far nulla per sconfiggerli. Sono nei nostri incubi, o forse sono i nostri più proibiti desideri.

zanadion alle 13:48 |permalink|paradosso |
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lunedì, 07 novembre 2005

74 kg, peso da sgocciolare.

zanadion alle 20:14 |permalink|pensieri, paradosso |
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giovedì, 20 ottobre 2005

Automatismi psicosomatici.

zanadion alle 23:06 |permalink|pensieri, paradosso |
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sabato, 03 settembre 2005

Non sono più in grado di dare il giusto significato al sonno, al sogno... Il giorno inteso come parte luminosa della realtà è diventato tutto.
Ogni cosa pensiero razionale, rilocazione algebrica delle sensazioni mal composte.

Mi sento un'anima a noleggio. Toh, chissà in quale scatola ho lasciato lo scontrino, che da bambino avevo messo nella mia stanzetta piena di orsetti. Questi sono lì con il loro corpo di stoffa, ma la loro anima è migrata nel flusso dell'infinito da tanto tempo, cioè da quando la mia mente li ha rifiutati.

Parlando con piccole creature fatate mi rendo conto di quel che sono diventato: la festa è finita, ogni cosa torni al suo posto.

Spero domani di svegliarmi bambino, allodola o gabbiano.

zanadion alle 02:27 |permalink|pensieri, paradosso |
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mercoledì, 31 agosto 2005

Migliaia di lumache sul campanile di carne, grondante...
Il loro verso che orecchio umano non ode finirà nel terreno come humus.
L'erba, nutrendosi delle radici del campanile, lo farà scomparire, assieme al suo dolore.
Il cielo ormai ha assunto un colore improbabile, ma comunque nessun occhio ne distingue la tonalità.
Il campanile affonda, vagheggiando. Alcuni nervi filiformi ancora vi scorrono attraverso, terminando in basso, all'interno di una scatola cranica sepolta,
capace soltanto di provare dolore ancestrale.
Il sacerdote dell'annullamento è simile ad un'enorme formica priva di zampe ma dotata di migliaia di tubicini, vibranti assieme alle pseudopalpebre.
Camminando lentamente vi si struscia, come in un macabro rituale d'accoppiamento innestato nel suo DNA.

zanadion alle 16:41 |permalink|paradosso |
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lunedì, 29 agosto 2005

Intimamente coinvolto scivolando sull'autostrada delle emozioni e attraversando, senza neanche accorgersene, il casello del pensiero negativo.
Sguazzando nel corso d'acqua d'un'infida rovina, ormai dimenticata.
Atterrando tra le ossa disfatte e gialle del rimorso fino alla cavità addominale del pentimento.
In un guazzabuglio di voci ognuna delle quali racchiude un frammento della mia personalità
divento io stesso la tenebra informa da cui scappavo
nella foto color seppia della mia storia.

zanadion alle 13:35 |permalink|pensieri, poesie, paradosso |
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lunedì, 01 agosto 2005

Sogno una ghirlanda di pensieri che mi circonda illuminando il mio viso, sporco di fango come di tristezza... La bara di cristallo viene calata, vuota e chiusa, nell'abisso della psiche. O forse sembra priva di contenuto... Ma non conduce alla morte, bensì alla vita.

La porta alla fine del corridoio si apre decine di volte. Non si entra, ma nemmeno vedo uscire nessuno. Solo placide ombre, diafane e trasparenti camminano silenziose, penetrando nel mio sogno.

L'orologio scocca la mezzanotte. La visione è finita. Pagare il biglietto, per favore.

Mi risveglio, sono nel solito posto. Voglio lavarmi i denti, ripulirmi dalla ragnatela che mi ha circondato nelle ore percedenti. Sono eroe di me stesso, e controfigura nello spazio siderale che i satelliti solcano ma che entità privedi tempo e spazio occupano senza che l'umanità spoglia del suo Dio veda.

zanadion alle 01:56 |permalink|paradosso |
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Solo Olos...

zanadion alle 01:53 |permalink|paradosso |
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mercoledì, 20 luglio 2005

Mida, passa sulla mia vita e rendila dorata.

zanadion alle 17:37 |permalink|pensieri, paradosso |
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lunedì, 06 giugno 2005

Sono a metà tra due mondi. Passeggio tranquillamente nel più normale degli pomeriggi, in mezzo a luci ovattate, in una stanza simile ad una foto  black&white anni settanta. Le pareti riflettono la luce degli esterni, e i suoni sembrano traspirare dai muri più che entrare nella stanza.
Poi il grigio diviene colore insopportabile, soffocante; il rosso schizza virtualmente dalle mie vene, ma non sono ferito; il blu traspira dall'acqua entrando dalle narici come vapore bollente; sento l'odore del verde e ricordo metonimicamente l'erba, affondando lento-veloce nel pavimento che mi frena. Sto sudando, eppure non realizzo perché, visto che c'è una corrente che viene da fuori e vi ritorna.

Il viaggio. Questa psichedelia mi atterrisce, e mi sento pensiero senza corpo. Rallentato-velocizzato-rallentato, voglio frenare eppure ritorno in circolo ancora una volta. Ho prenotato il biglietto di ritorno, ma nessun controllore lo vidimerà.

zanadion alle 23:11 |permalink|pensieri, paradosso |
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giovedì, 26 maggio 2005

Da http://cybergoth.splinder.com/

Il Manifesto del Connettivismo



Siamo i Custodi della Percezione, i Guardiani degli Angeli Caduti in Fiamme dal Cielo,

i Lupi Siderali. Un gruppo di liberi pensatori indipendenti.

Viviamo nel cyberspazio, siamo dappertutto. Non conosciamo frontiere.

Questo è il nostro manifesto.



  1. Noi vogliamo cantare la resurrezione dell'anima consumata nella tecnologia. La notte, il sogno, la visione e la connessione. E tutto ciò che sublima le nostre anime ad un livello superiore di conoscenza.
  2. L'audace intensità, la discrezione, l'introspezione, la ricerca delle arcane corrispondenze che intessono la trama occulta della realtà: saranno questi i punti cardinali della nostra poesia.
  3. Nessun languore, o facile sensazionalismo, né vacui tentativi di sterile rottura con la tradizione. Noi rifiutiamo tutto questo. Nostro unico scopo è esplorare le oscure implicazioni del futuro reperendone tracce esplicative nella trama della realtà attuale: scavare a fondo sotto la copertura alla quale i sensi comuni si arrestano, penetrare sotto l'epidermide del mondo e raggiungerne il midollo pulsante. La parola, l'immagine e la musica sono i virus che trasportano la nostra infezione.
  4. Noi vogliamo scivolare indietro nei secoli cavalcando l'onda irrequieta della nostalgia, perché è nella nostra storia tramandata e taciuta che sono state assemblate le nostre personalità. Non vogliamo resuscitare il passato nei suoi simboli, nelle sue vestigia, negli orpelli carichi di fascino antico ma ormai privi di ogni significato. Noi vogliamo riesumare i cadaveri del tempo, richiamarli alla vita nel corso di un rituale di negromanzia elettronica e lasciarli cantare. E poi danzeremo al suono delle voci dei morti.
  5. Noi siamo quelli che camminano da soli per strada, lo sguardo perso nel vuoto, sulle superfici dei palazzi. Siamo quelli che escono di rado, sospesi tra la vita del mondo virtuale e la realtà esterna percorsa dall'eco remota del passato. Scorriamo i sentieri eterei della Rete, navigando nell'oceano dell'informazione, fluendo come impulsi di adrenalina nei cavi che cablano la realtà. Siamo quelli che sostano all'ombra degli alberi, in ascolto del respiro avvolgente delle presenze. Noi siamo quelli che faticano a prendere sonno la sera, consapevoli che il sogno è la metà oscura della vita diurna, e per questo siamo pronti a vivere in eterno nelle lande sospese delle nostre proiezioni oniriche.
  6. Non abbiamo nomi: i nostri nomi non ci identificano, sono solo una forma di controllo. Ognuno di noi è un codice custodito in una base di dati: da qualche parte, un file personale traccia la nostra privata corrispondenza tra un identificativo e un profilo commerciale. Il nostro nome è un sussurro nel buio, un rumore nascosto nella radiazione di fondo dell'universo, un segnale immerso nel rumore della materia. Il nostro nome vaga libero nella notte.
  7. I crepuscolari, i simbolisti, i metafisici, gli ermetici, i dannati, gli astrattisti, gli impressionisti, gli espressionisti, i surrealisti, i futuristi sono nostri precursori: nei loro riguardi abbiamo maturato un debito artistico, per il modo di sentire le cose, per le modalità di approccio alla realtà, per la consuetudine di scavare senza timore tra le viscere sue e delle sue rappresentazioni astratte, simboliche, linguistiche. Siamo la retroguardia della Decadenza.
  8. Noi cerchiamo una verità possibile nell'ordito primordiale della realtà. Ricerchiamo i legami invisibili ai più, sondiamo la costituzione primaria delle cose, e come rabdomanti cibernetici aneliamo alle connessioni segrete che fondono nel Tutto Unico Superiore il significato e lo spirito di tutte le cose. Il nostro campo d'azione è l'Assoluto, dove ogni sistema, ogni processo, ogni azione vive di un senso intrinseco nella successione concatenata degli eventi.
  9. Noi siamo lupi siderali alla deriva sulle correnti mistiche dei venti solari, che cantano alla notte per ascoltare l'eco delle loro voci risuonare in lontananza. Immersi nel flusso ininterrotto dell'informazione, seguiamo le voci remote che spazzano le lande deserte della realtà: gli spettri sono le nostre guide. Intrepidi percorriamo le immense distese silenziose di periferie entropiche adagiate nel crepuscolo dei sensi.
  10. Ci schiariamo la voce per far risuonare il nostro silenzio; dissipiamo parzialmente le ombre davanti ai nostri occhi. Desideriamo non parlare per non disciogliere l'ascolto che passa dentro di noi, l'ascolto delle cose arcaiche e future che sanno trasmettere. Noi siamo chiusi nelle nostre percezioni a coloro che non hanno altre mire che riempire i luoghi di falsi colori, falsi rumori, false risate. Il nostro mondo è occupato da altri universi esistenti qui, di fianco a noi. Prestiamo ogni senso al suo ascolto, ne rimaniamo estasiati e rapiti.
  11. Noi vibriamo al suono di musiche oscure, passate o future. Con esse ci costruiamo il nostro mondo psichico architettando note intriganti, e lì passiamo gran parte del nostro tempo cerebrale mentre ci connettiamo.
  12. Noi inseguiamo la condivisione delle anime, dei luoghi, del tempo usando antichi percorsi mistici. Siamo protesi verso la connessione.
  13. Le strade deserte sospese nella notte, i campi spettinati dal vento, le periferie immerse nel buio, i monumenti congelati nel silenzio, i cimiteri di campagna, le luci al neon della metropolitana di sera, le stazioni affollate di anime in partenza e di altre in arrivo, i reperti dell'archeologia postindustriale, le strade morte, le autostrade abbandonate, le città rase al suolo dai bombardamenti, i territori ai margini, la morbida geometria dei corpi, i silenzi remoti di stanze d'albergo abbandonate, il rumore di fondo delle metropoli, la carica erotica della promiscuità tecnologica, il caos, la connessione neurale, le reliquie del passato. I flussi di elettriche emozioni che confluiscono nella sfera senziente della percezione. Le impressioni cangianti, i deliri mistici di note, fragranze e sfumature: il tripudio dei sensi. Il respiro della notte, il ruggito delle novae e i sospiri delle stanze che deformano la nostra comprensione dei sogni. Questo noi canteremo, nell'ansia fremente di sviscerare e portare alla luce gli oscuri sentieri che tracciano percorsi sotto la superficie delle cose. Noi siamo il tumore psichico indotto, infiltrato nell'integrità rasserenante del cadavere in animazione sospesa consegnatoci dall'ordine costituito. Siamo le ali del CONNETTIVISMO

zanadion alle 00:59 |permalink|paradosso |
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lunedì, 28 marzo 2005

La Follia non è male. E' una semplice valvola di sfogo. Quando da dentro giungono pensieri e dolori troppo forti qualcosa deve uscire. E quando la comprensione della realtà o della sub-realtà forma delle crepe, meglio far scivolare dentro le nostre paure e renderci migliori.

zanadion alle 02:02 |permalink|pensieri, paradosso |
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Chissà perché una delle mie paure è che qualcuno guardi dalla finestra mentre sto da solo. Magari qualcuno con la mia faccia.

zanadion alle 01:57 |permalink|pensieri, paradosso |
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